Chiese filiali e rurali

 

1. Chiese filiali

 

Il Decreto della visita pastorale del Mons. Giovanni Maria Bua aveva posto, in relazione alle chiese filiali e rurali esistenti in Laconi, il sguente quesito:

Quante chiese filiali esistono nella parrocchia e nei territori di essa, e se le medesime siano state consagrate o solo benedette”

Semplice scarn la risposta del Rettore Cabras:

Vi esistono ancora tre chiese filiali sotto i titoli di S. Antonio Abate, di S. Martino Vescovo e di San Giovanni Battista, le quali non sono state consacrate; due chiese rurali, una sotto il titolo di S. Daniele, in cui si fa la festa il giorno nove maggio e l'altra sotto il titolo di Natività della SS. Vergine che è stata interdetta dal 1805 con decreto di visita di Mons. Sisternes”.

Il Rettore Cabras si limita a indicare, nella sua risposta, solo le chiese filiali e rurali che esistevano al suo tempo: a noi è sembrato meglio, per il fine che ci siamo proposti in questo lavoro e anche per appagare lattesa dei nostri lettori, specie laconesi, spingere più affondo la nostra indagine, e per questo stimiamo di riportare qui il risultato al quale siamo pervenuti.

 

Le chiese filiali, così chiamate perché erette entro il centro abitato o nella sua periferia per la venerazione ed invocazione dei santi, nel lontano passato a Laconi dovevano essere almeno sei: le tre già citate e altre tre, di cui una in onore della SS. Vergine chiamata S. Maria e le altre due in onore del Martire S. Sebastiano e di S. Nicola.

Le chiese di S. Giovanni, S. Sebastiano e di S. Nicola dovevano essere alla periferia del paese, e di esse solo quella di S. Giovanni è conservatafino ai nostri tempi unitamente a quella di S. Antonio Abate, che è stata sempre oggetto di particolare attenzione dei parroci e dei fedeli, forse in ossequio alla tradizione che, come abbiamo già detto altrove, la indica come la prima sede della parrocchia; ma anche per la singolare devozione che il popolo laconese nutre verso il Santo Eremita.

 

S. Antonio Abate

 

L'edificio, con conservate tracce di stile romano, è la chiesa più antica del paese.

Dicevamo che tutti i parroci hanno avuto particolare attenzione per questa chiesa: lo dimostrano gli interventi per la sua conservazione, il primo dei quali è quello alla fine del secolo scorso del Rettore Sebastiano Musu. Con esso (1865), come si legge nei registri dell'Amministrazione, “si rifece due archi, il pianellamento, si ricostruì l'altare in pietra in sostituzione di quello barocco in legno, oltre alla riparazione di tutto il tetto.

Gli ultimi lavori risalgono al 1964, allorché fu ingrandita mediante la costruzione del nuovo presbiterio, più ampio e profondo, di un altro arco, di una nuova copertura e pianellamento.

Si sistemò anche la bussola della porta d'ingresso principale e si rifecero quasi completamente tutti gli altri ambienti con la sagrestia.

Il tutto fu possibile mediante due cantieri di lavoro prima, poi con un intervento diretto dall'Assessorato Regionae dei Lavori Pubblici disposto dall'on. Giovanni Del Rio.

 

San Giovanni Battista

 

La seconda chiesa filiale esistente nel paese è quella in onore di S. Giovanni Battista, che sorge alla periferia, vicino al cimitero.

L'intera costruzione nostra evidentissimi segni preromanici, e proprio questi ne rendono misteriosa l'origine, la struttura e la grandezza, favorita da non si sa quanti lavori di ampliamento.

Storicamente risulta solo che nel 1817 i muratori Luigi e Salvatore Marongiu e Priamo Pisano – ebbero – in compenso di “lavori non specificati”fatti nella chiesa di S. Giovanni scudi 60”.

In questi ultimi anni l'edificio è stato ed è oggetto di particolari attenzioni: già da tempo si fanno lavori di consolidamento e di ricerca.

E' d'augurarsi che la loro conclusione, squarciando quel velo di mistero che l'avvolge, ci possa dare una idea più esatta della sua origine e struttura, che immaginiamo non priva di particolari storici, importanti per la chiesa laconese.

Infatti è da ricordare che la festa di San Giovanni decollato, cadente il 29 agosto, era tradizionalmente la festa più grande e più popolare di Laconi, con la partecipazione di molti forestieri, specie dei paesi vicini.

La solenne commemorazione di Fra Ignazio, introdotta nel paese dopo l'inaugurazione del monumento in suo onore e fissata proprio in coincidenza di tale festa, prima con la beatificazione, poi con la canonizzazione e con lo sviluppo della sagra, le ha fatto perdere pian piano l'importanza e la stessa possibilità di celebrazione, per cui in questi ultimi anni è stata soppressa: ora è invalso l'uso di festeggiare non più la decollazione, ma la nascita del precursore del Signore, che cade il 24 giugno.

E' doveroso ricordare che i lavori di questi ultimi anni sono dovuti in primo luogo all'interessamento del defunto Giovanni Loi (noto Bicopino): fu lui ad attirare l'attenzione dei fedeli sulla necessità urgente di riparare questa chiesa; ora è il sig, Gabriele Ambu (noto Lello), l'animatore e direttore dei lavori, che stanno portando alla luce ogni giorno di più il volto genuino di questa chiesetta tanto cara ai laconesi.

 

Santa Maria

 

Ben poco possiamo dire dell'altra chiesa filiale, che sorge nel centro abitato del paese, comunemente chiamata di Santa Maria.

Ne abbiamo già ricordato l'esistenza e l'attuale proprietà (ex Monte Frumentario attuale Banco di Sardegna). Ora non ci resta altro che ricordare e rinnovare il voto e l'augurio che essa possa presto ritornare proprietà della chiesa e servire ad aiutare i fedeli nella loro vita religiosa.

 

San Sebastiano – San Nicola

 

Alla periferia del paese dovevano sorgere altre due chiese: quella di San Sebastiano e di S. Nicola. L'esistenza della prima è a tutti nota e tutti conoscono il sito dove essa sorgeva: il colle fra Genn'e canali e Pauli, poco sotto la stazione delle Ferrovie Complementari.

Se ne ricordano solo il nome e l'esistenza, ma non vi sono tracce o ruderi. La devozione al grande martire romano, che doveva essere molto antica e sentita, oggi è pressoché spenta: vi ha contribuito, tra l'altro, l'estinzione della pia associazione che ne portava il nome.

Parliamo, infine, di una chiesa filiale, a tutti nota e del tutto sconosciuta che portava il nome di S. Nicola. Della sua esistenza è traccia nel Registro dei defunti degli anni 1623-1686 e 1745.

Nessuno ne ha mai sentito parlare, neanche i più anziani. Eppure i registri parlano molto chiaro: dal Registro dei defunti del 1623, all'anno 1686 risulta il primo atto che parla di questa chiesa ed è formulato in questi termini

23 de 9bre 1625

MARIA DEFENU SE MORTA E INTERRADA

ENTRO LA JGLESIA DE S. NICOLA

Incuriositi ed interessati insieme, abbiamo proseguito la nostra indagine e siamo giunti alla conclusione che questa chiesa cimiteriale è realmente esistita, e si potrebbe fare un lungo elenco dei seppelliti in essa.

Continuando a sfogliare i registri, rileviamo: 6 maggio 1626, Maria Carta de Aritzo; il 3 giugno del medesimo anno, Gianna Migorona; Antiogu Mattana – Julia de Scalas – Antona Loi etc. in giorni e mesi diversi sempre interrado entro la Jglesia de S.to Nicolao.

L'ultimo atto che abbiamo trovato è del 15 dicembre 1720 e dice testualmente

“ Die decima quinta mensis dicembris

anni 1720 SEBASTIANUS MELIS SERRA

OPPIDI DE GENONJ DECESIT ET ANIMAM

DEO REDIT IN ETATIS SUA ANNO

QUADRAGESIMO CUIUS CORPUS TUMULATUS FUIT

IN ECCLESIA S.TI NICOLAI IN LOCO

INFERIORI.

2 - Chiese rurali

 

Anche il capitolo chiese rurali contiene qualche cosa di oscuro.

Il Rettore Cabras, nella sua risposta alla domanda del Decreto della Visita Pastorale, che ormai conosciamo, taglia corto, come si suol dire; riporta solo i nomi delle chiese esistenti al tempo suo, ossia: San Daniele Martire, e della Natività delle SS. Vergine allora colpita da interdetto, certamente per le precarie condizioni dell'edificio.

 

a) Natività della SS Vergine

 

Questa chiesetta, della quale non si hanno altre notizie, se non il ricordo del sito ove sorgeva, per il nome che da esso ha preso tutta la zona, sorgeva nei pressi del moderno borgo di Crastu, a destra percorrendo la strada che dal bivio Laconi – Nurallao porta a Genoni SS. 442.

 

b) S. Spirito – S. Sperate – S. Lussorio

 

Ricordiamo, inoltre, le antichissime chiese dello Spirito Santo, di San Sperate e di san Lussorio, della cui esistenza ci fa fede la Bolla di Onorio III più volte qui ricordata.

Nulla si sa delle prime due, all'infuori della detta notizia; la terza di S. Lussorio, è ricordata, oltrechè nel nome anche per il sito, con scarsi avanzi dell'edificio: il tutto in agro di Laconi, al confine con Nureci, alla prima curva della SS 442 per Oristano.

 

Infine le chiese rurali di S. Sofia e di S. Daniele

 

c) S. Sofia

 

Abbiamo già parlato di esse nei capitoli precedenti, ci torniamo sopra per alcune indispensabili precisazioni.

La chiesa di S. Sofia non è da confondersi con quella moderna della omonima borgata: è quella di cui si vedono ancora i ruderi sulla somità del colle all'altezza di circa 800 metri slm, della quale si interessò anche La Marmora nel suo Itinerario.

La tradizione popolare antica che il vetusto simulacro della Santa, ivi venerata, sia stato rapito dai meanesi confinanti e che ciò abbia concorso ad acuire la rivalità fra i due centri.

 

d) S. Daniele

 

L'ultima chiesa rurale, sulla quale dobbiamo aggiungere qualcosa, è quella del Martire Francescano S. Daniele.

Fu anch'essa, un tempo, interdetta per lo stato di abbandono in cui si trovava; venne poi in parte riparata dal parroco Mons. Francesco Fadda, mentre l'intervento più consistente lo ebbe durante il tempo in cui reggeva la parrocchia P. Sebastiano Broccia, grazie all'interessamento di un gruppo di muratori di Laconi.

 

 

 

Mappa Laconi

Mappa Laconi

Le guide della chiesa in internet

Ordine francescano secolare