I miracoli proposti ed approvati per la canonizzazione.

Di Francesco de Ornaro

 

Luce inestinguibile di vita, vibrante poesia di cielo, profumo e ricchezza della mistica vigna di Cristo, la santità è altresì ristoro e vigore all'umanità dolorante nel contrasto tra la vita e la morte. A questo provvido, amoroso disegno divino non poteva fare eccezione Ignazio da Laconi, l'umile cappuccino sardo oramai salito al più alto fastigio della gloria, di quella gloria che è naturale coronamento della santità integrale, matura, per l'uomo partecipa della pienezza del Cristo e ne rinnova i gesti taumaturgici a pro di tanti sventurati.

Dalla terra che gli diè natali migliaia di lingue, migliaia di cuori elevano vibranti il canto di lode alla potenza taumaturgica del loro santo conterraneo e il tributo della loro ardente devozione, della loro imperitura riconoscenza.

Tra questa schiera osannante emergono le figure dei privilegiati, la cui miracolosa guarigione ha costituito i titoli richiesti dalla Chiesa per il riconoscimento ufficiale della santità degna di culto. Quì vogliamo appunto riferire i due casi di guarigione istantanea, approvati dalla Chiesa per la canonizzazione del nostro novello santo: essi riguardano la signora Raffaella Tocco, affetta da carcinoma epatico (cancro al fegato), l'altro la signorina Grazietta Carroni, affetta da peritonite tubercolare a forma fibrocaseosa.

Raffaella Tocco, sposata a Luigi Spiga, ormai ultrasettuagenaria, risiede a Quartu S. Elena, cittadina nei pressi di Cagliari, ove ancor oggi tante memorie prodigiose del Santo rivivono nel linguaggio semplice, ma profondamente evocativo del popolo: lei stessa perciò ci assicura di averne inteso parlare fin da bambina. In 70 anni di vita, la signora Tocco non aveva avuto mai alcun malanno: fu nel settembre del 1945 che cominciò ad avvertire vari disturbi: disfunzione digestiva, anoressia, senso di ripienezza dopo i pasti, eruttazioni acide, vomito; sui primi di novembre apparve una tumefazione al centro dell'addome e le condizioni peggiorarono, sicché dovette mettersi a letto.

Il 3 di novembre fu visitata dal Dott. Pietrangeli che sospettò il tumore di fegato; il 7 fu trasportata a Cagliari, ove l'esame clinico del prof. Ligas, primario degli Ospedali riuniti di Cagliari, rivelò la presenza del cancro al fegato, confermando la diagnosi precedente.

Male inguaribile, quindi, sicché fu consigliato ai familiari di ricondursela a casa, essendo inutile il ricovero in ospedale.

Tuttavia per non togliere alla paziente l'illusione di guarire e per alleviare, almeno temporaneamente, le atroci sofferenze, fu proposto un intervento chirurgico. Al suo rifiuto l'inferma fu ricondotta a casa, lo stesso giorno. Il male, intanto, seguiva il suo corso fatale verso la catastrofe, tanto che il 16 gennaio 1946 le furono amministrati gli ultimi sacramenti; passarono così altri 26 giorni in attesa della morte.

Il 12 febbraio una sua cognata, Speranza Perra, le parlò di un certo Fra Nicola, questuante cappuccino, che, venendo a Quartu, era ricevuto dai malati: non sarebbe stato opportuno farlo chiamare? L'inferma accondiscese. Purtroppo il buon fraticello non potè venire; ebbe però la santa industria di inviare alla malata una immaginetta del beato Ignazio, suggerendo di applicarla alla parte malata e di raccomandarsi alla sua intercessione.

Quando sul far della sera del giorno successivo, le fu portata, la povera inferma la prese in mano, si fece il segno della croce dicendo: “Fra Ignazio, se volete, guaritemi, o almeno datemi di poter fare una buona morte”; quindi se la applicò sull'addome. Dopo pochi minuti sentì il bisogno di riposare e si addormentò davvero riposando tranquillamente tutta la notte. Al mattino, appena destatasi, provo un senso di benessere insolito, che si affrettò a comunicare ai familiari, chiedendo altresì da mangiare. Si toccò l'addome, la tumefazione era scomparsa. La figlia, constatato anche lei il fatto esclamò: “Mamma, questo è un miracolo del beato Ignazio”. “Hai ragione” rispose lei, che ancora non ci pensava, e subito, presa in mano l'immagine, ringraziò fervidamente il Beato. Alle 7 le fu servito il latte con biscotti, che mangiò con buon appettito e nonostante la resistenza dei familiari.

Due ore dopo consumò un discreto pranzetto e, sentendosi bene, prese a girare per la casa e a far qualcosa, era davvero guarita e completamente come poi dimostrò l'esame radiologico, eseguito dal dott. Cossu.

L'ipotesi formulata in seguito, che si fosse trattato di un tumore flogistico, passibile di spontanea risoluzione, è risultata insostenibile di fronte all'accurato esame di tutto il processo patologico, quale risulta dalla deposizione dei testi, e dalla diagnosi differenziale, confermata dal Collegio Medico della S. Congregazione dei Riti.

 

Il secondo miracolo riguarda, come si è detto, la guarigione della giovane nuorese Grazietta Carroni da peritonite tubercolare. Fin dall'ottobre 1936 la Carroni, dimorando a Lula presso la sua madrina, cominciò a subire vari disturbi interni: dolori alla parte destra dell'addome, coliche, diarrea, febbre, vomito. Così per tre anni, finchè, prendendo il male una forma sempre più complessa e pericolosa, nell'agosto 1939, rientrata a Nuoro fu sottoposta a visita medica dal dottor Murgia.

La cura che questi le prescrisse le recò un certo sollievo fino al febbraio 1940, ma poi di nuovo dolori e complicazioni varie che resero necessarioil ricovero in clinica a Sassari, ove fu operata di appendicite dal prof. Delitala. Senonchè, tornata a casa dopo quindici giorni il male tornava all'assalto, causando alla poverina nuovi e forti dolori: da questo tempo in poi fino all'agosto 1947 fu un susseguirsi di visite e di cure da parte di valenti medici sardi, ma senza alcun risultato, che anzi la malattia andava sempre più aggravandosi, traendo seco altre forme patologiche: colicistite, itterizia, indizi di pleurite destra, morbo di Pott, che portò alla paralisi della gamba destra. Siamo così arrivati all'agosto 1947: ormai ogni cura si è ridotta a qualche rimedio sedattivo dei dolori. Al mattino del 27 agosto il Dottor Lostia la visita e la trova, come al solito, in condizioni allarmanti: temperatura a 40°; le prescrive solo qualche compressa di aspirina. A mezzogiorno il termometro registra 40.4; all'una, mentre la mamma si è assentata per recarsi dal marito, ricoverato all'ospedale per una operazione agli occhi, torna la sorella Nicolina e subito si reca nella stanza di Grazietta, ma questa mostra di non gradire visite; cosicchè Nicolina subito si ritira, dicendole: “allora ti lascio sola”; l'inferma si addormenta, ed ecco che avviene il miracolo. Nel sonno ella sogna di vedere la stanza illuminarsi vividamente e in quella luce e in quella luce delinearsi la figura di Fra Ignazio, di grandezza naturale, in piedi, colla bisaccia sulle spalle e il bastone in mano, vicino di qualche metro al suo letto. Il Santo le dice : “Alzati che sei guarita, e ringrazia il Redentore ed il medico curante”; lei nel sogno risponde, incerta, perchè ancora in preda ai dolori: “Se è vero che sono guarita verrò a fare visita di ringraziamento anche a voi”; intanto la figura retrocede e sparisce senza voltare le spalle. Grazietta si sveglia di soprassalto, tremante di spavento e madida di sudore; no avvertendo alcun dolore grida, quasi fuor di sé: “Mamma dammi i vestiti che sono guarita”. Uditala dalla stanza attigua, Nicolina si precipita in cucina, gridando: “Mamma, mamma, Grazietta.....” La povera madre ha un sussulto “E forse morta?” “Non è morta, assicura Nicolina, è seduta sul letto”. Tutta sconsolata la mamma commenta: “Prima dovevo combattere con la malattia, ora anche con la pazzia”. Entrano le due sorelle Tania ed Efisia, chiedendole: “Cos'hai? Pazza sei?”; le quasi balbettando risponde: “Non sono pazza perchè sono guarita. Mi alzo perchè ho visto il Beato Fra Ignazio e mi ha detto di alzarmi perchè sono guarita”.

A loro richiesta tira fuori la gamba destra senza difficoltà; subito le portarono i vestiti, che indossa da se stessa, quindi si alza, si lava, si pettina ed esce di casa, recandosi prima alla Chiesa del Rosario per ringraziare il Signore, poi all'ospedale a far visita al babbo, già prevenuto da Nicolina.

Recatasi dal dottor Lostia, questi rimane sbalordito, quasi non credendo ai propri occhi; finalmente torna a casa per soddisfare la curiosità di tanti parenti ed amici convenuti per verificare la notizia divulgatasi. I successivi esami clinici e radiologici hanno messo in evidenza la completa guarigione della Carroni, che gode tutt'ora perfetta salute ed è una ardente zelatrice della devozione al suo celeste benefattore. Continui ancora il nostro novello Santo a far scendere la pioggia di grazie a favore del suo diletto popolo sardo, affinchè in esso sia perenne – come in questi giorni di religiosa esultanza – l'inno di gloria a quel Dio che si rivela mirabile nei suoi Santi, e ne derivino frutti copiosi di salute delle anime.

 

Francesco de Ornaro

 

 

 

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