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  • Santi Ambrogio Vescovo e Ignazio da Laconi

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Origini

 

Origini della chiesa parrocchiale

Iniziamo ricordando due documenti che possiamo considerare e chiamare colonne basilari nella storia della porzione del popolo di Dio o Chiesa di Dio di Laconi.

La testimonianza più antica dell'esistenza, della vita e attività di questa Chiesa la rinveniamo nell'Elenco delle Chiese della Sardegna soggette al pagamento delle decime fin dal 1342 – come appare chiaro dal volume Rationes Decimarum – Italiae – Sardinia, edizione vaticana del 1945 . nel quale al n. 923, si legge: item (accepi) a presbitero Leonardi Lipi rectore de Laccone libellas...

Tale testimonianza conferma e riprova quanto specificatamente riferisce un altro documento, precedente di quasi un secolo, che non possiamo omettere di citare.

E' costituito dalla Bolla Pontificia di Onorio III in data 11 giugno 1224 diretta a Torgotorio Arboriensi Archiepiscopo, tendente a confermagli i diritti e i privilegi sulle chiese di Laconi e dice testualmente “In Lacon...ecclesias Sancti Martini et Sancti Speranti et Sancte Sophie de Sarchidani (sic) cun omnibus possessionibus suis1

Dopo questi documenti e fatti storici ufficiali troviamo ancora, sia pure sporadicamente, il nome di Laconi unito, quale titolo gentilizio, a nomi di giudici e personaggi ecclesiastici. Ne citiamo alcuni: Oroco e Orzoco oltre a quello del giudice cagliaritano Costantino, che figura in una lettera di S. Gregorio VII, in questi termini: Qui dicor Salunius de Lacon mentre, nel 1147 un Arcivescovo di Oristano, chiamato Comita de Martis, viene anch'egli chiamato de Lacon.

Dopo queste circostanze riportate dalla storia, la chiesa vive nel silenzio più assoluto e profondo ed i segni della sua esistenza – con le tappe della nascita e della morte dei suoi componenti, risultano solo dai registri antichi che sono giunti fino a noi.

Da essi si apprendono la vita sacramentale e qualche sporadico avvenimento di carattere individuale e collettivo che poteva avere una lieve rilevanza.

Tra tanto silenzio la prassi cristiana registra, con il solito stile, un fatto di grande importanza, conosciuto solo da Dio e del tutto sconosciuto agli uomini, anche ai suoi ministri, che con la loro mano lo tramandano ai posteri: è la nascita di un bambino, che rinasce alla grazia del fonte battesimale il 18 dicembre del 1701 ed entra a far parte della chiesa laconese che, accogliendolo nel suo seno, lo distingue fra gli altri con il nome di Vincenzino Pes.

Se la mente ed il cuore del sacerdote Joan Battista Melis Cura, che così firma quest'atto, avessero avuto la luce del Santo Vecchio Simeone del Vangelo, avrebbe anch'egli tripudiato di gioia e sciolto a Dio il suo canto di ringraziamento per lo splendore della nuova luce, di cui voleva risplendesse la Chiesa laconese affidata alle sue sacerdotali cure.

Deve ancora passare ancora più di un secolo prima che si possa arrivare, direi quasi, all'atto (ufficiale) di nascita e di battesimo della chiesa laconese: ne fu redattore il sacerdote Francesco Cabras Rettore2

Riportiamo fedelmente come si trova nel Libro parrocchiale del tempo, unitamente alla circostanza storica che fu l'occasione della sua redazione:

Noi DN; Giovanni Maria Bua per grazia di Dio e della S. Sede, Arcivescovo di Oristano, Vescovo di S. Giusta, nello spirituale e temporale, Amministratore Apostolico della Diocesi di Galtellì, Nuoro, Vessillifero di S.R. Chiesa Inquisitore Ordinario e del Consiglio di S.M.; volendo richiamare all'osservanza le Costituzioni della nostra Diocesi Arborense ordiniamo che questo libro sia intitolato “Libro Parrocchiale” e, fogliato esattamente colla dovuta attenzione del Parroco sul principio, e coll'indice dei capi principali sul fine, sia unicamente destinato, come noi lo destiniamo, a descrivervi le cose seguenti a termine del cap. 16 par. 12 del Sinodo del Carretto. Quale sia il Santo o la Santa, Patrono o Patrona e titolare della chiesa parrocchiale: se questa chiesa sia consegrata, o solo benedetta, da quanto tempo, e da chi, ed in quale giorno si celebri l'ufficio, e la festa della consagrazione nel suo caso; quante cappelle nella stessa chiesa, e sotto quale titolo siano state erette, quante confraternite vi esistano, e se vi sia fondato qualche beneficio, o cappellania; quante chiese filiali esistono nella parrocchia, e nel territorio di essa, e se le medesime siano state consacrate o solo benedette”

Le risposte ai quesiti posti da questo primo articolo del Decreto della storica Visita pastorale a Laconi, fatta dal grande Arcivescovo, anche se con un troppo chiaro stile telegrafico, sono nette e precise e danno un'idea chiara di quella che possiamo chiamare la struttura materiale della chiesa laconese, gettando anche le basi della fisionomia spirituale di essa. La riportiamo come furono scritte dal Parroco di allora, Rettore Francesco Cabras, già citato:

In eseguimento del prescritto dalle leggi ed a termini degli ordini lasciati da Monsignor Arcivescovo nella sua Visita Pastorale del 2 maggio corrente anno (1831), si rende noto che il Patrono di questa chiesa parrocchiale lo è Sant'Ambrogio Vescovo e Dottore della Chiesa: non si ha notizia sicura che questa chiesa sia stata consagrata, bensì trent'anni prima di oggi se ne celebrava la festa nelli sette maggio, qual festività è stata proibita da Mons. Sisternes di felice memoria. In detta chiesa vi esistono sei cappelle sotto il titolo di SS. Vergine, di S. Francesco, delle Anime, di S. Sebastiano e di S. Anna; vi sono pure due Confraternite, una del Santo Rosario e l'altra del SS. Sagramento senza conoscervi altra circostanza esatta del precedente decreto; vi esistono ancora tre chiese filiali sotto i titoli di S. Antonio Abate, S.Martino Vescovo e di S. Giovanni Battista, quali non sono state consagrate, due rurali, una sotto il titolo di S. Daniele, in cui si fa la festa il giorno nove di maggio e l'altra sotto il titolo della natività della SS. Vergine che è stata interdetta al 1805 con decreto di Visita di Mons. Sisternes di felice memoria”.

Tralasciando di parlare delle chiese filiali e rurali, delle quali ci interesseremo in seguito, riportiamo qualche notizia storica della chiesa parrocchiale di oggi e del titolare e patrono al quale a essa è dedicata.

Prima di tutto ci sembra non fuori luogo far notare che, quantunque i registri più antichi da noi posseduti insistano nel parlare e chiamare la Parroquial Jglesia de Sant'Ambrosio, - la tradizione non è concorde nel ritenere che sia stata sempre questa chiesa la Parroquial, e quindi anche il Santo cui essa è dedicata, il primo patrono del paese.3

C'è chi asserisce, come anche oggi si può sentire dal popolino, che la prima chiesa ad aver funzionato da Parrocchia sia quella sita a nord del complesso edilizio del paese, dedicata a S. Antonio Abate, per il quale il popolo laconese nutre tuttora grande venerazione e della quale si parlerà in seguito; e c'è invece chi sostiene che tale funzione fu esercitata nella chiesa dedicata a S. Martino Vescovo, che sorgeva all'ingresso meridionale del paese, dove è stato ora costruito il Salone Parrocchiale.

A noi pare più verosimile la seconda ipotesi, anche perché la Bolla Pontificia di Onorio III, che abbiamo già citata, recante la data dell'11 giugno del 1224, non fa mensione della chiesa di S. Antonio Abate, mentre nomina espressamente quella di S. Martino, di S. Sperate e di S. Sofia in Sarcidano.

L'attuale edificio parrocchiale della chiesa di S. Ambrogio, costruito nella seconda metà del XIV secolo, in stile gotico-aragonese, ha conservato bene il suo bel campanile alto una trentina di metri.

La facciata e tutto l'interno mostrano chiari segni di rifacimento che, se fu felice da un lato, dall'altro le tolse sua originale bellezza alla quale pare voglia far richiamo la cappelletta sotto la torre campanaria, che ha accolto il fonte battesimale.

Originariamente tutto l'edificio si componeva di tre navate. A quella centrale, lunga m. 17.60 e larga m. 14, fu aggiunto posteriormente il presbiterio delle dimensioni di m. 11.50 x 7.30, mentre le due laterali, comprendenti ciascuna le tre cappelle già descritte la Rettore Cabras, misurano m. 17.60 x 5.80.

Le pareti che vennero coperte con un tetto in legname, durato fino al 1812, pare siano state rifatte attorno al 1600, dato che lo stemma della famiglia Manca, posto esternamente sopra l'imboccatura settentrionale del portico passante sotto l'abside, porta la data del 1607.

Sono posteriori alla prima costruzione, oltre al presbiterio, anche la sagrestia, la maestosa cupola del presbiterio e quelle delle cappelle laterali.

 

 

1 TORGOTORIO DE MURU, come viene distinto nella storia degli Arcivescovi oristanesi, resse la sede dal 1224 al 1253, a lui è diretta la lettera di Onorio III, di particolare importanza per la toponomastica delle chiese sarde.

2 Il Rettore Dottore in leggi Francesco Cabras resse la parrocchia di Laconi dal 1806 al 1846: fu l'animatore deisi di galtellì lavori di trasformazione della parrocchiale.

3 Sorpresa e meraviglia ha destato in noi una dichiarazione del Dr. Cherchi che abbiamo trovato casualmente in un documento venuto fra le mani all'ultimo momento della redazione di queste note. Essa è contenuta nelle Relazioni della Parrocchia di Laconi per la Sacra Visita Pastorale del 1910 e rispondendo al questionario sulle notizie storiche della Parrocchia categoricamente asserisce: L'antica Parrocchia di Laconi era l'attuale S. Antonio. Nè prima né dopo abbiamo trovato simile dichiarazione consultando tutti i registri antichi che iniziano per i defunti dal 1597 e per i battesimi dal 1621.

 

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